Essence of the Japanese Design #Bookcity2014

Essence of the Japanese design. Era questo l’argomento di una delle interessantissime conferenze a cui abbiamo partecipato durante il Bookcity, la manifestazione che si è tenuta lo scorso weekend a Milano.

Wa è la chiave di lettura: è tutto ciò che caratterizza non solo il design, ma il mondo culturale del Giappone in generale. Descrive ciò che è giapponese.

Nella mentalità giapponese non c’è separazione tra materia e spirito, non c’è separazione tra uomo e materia. Nel campo del design si vede bene questo legame nel prodotto finale.

Infatti tutto è caratterizzato da una profonda spiritualità.

Durante la conferenza sono stati fatti diversi esempi di opere giapponesi, tra cui la Corda Sacra (Shimenawa) del santuario shintoista più importante del Giappone. Secondo le credenze dello shintoismo nessuna forza maligna può oltrepassare la linea di demarcazione della corda.

Essence of the Japanese design. This was the main theme of one the interesting conferences we went to during the Bookcity, the event that took place last weekend in Milan.

Wa is the keyword: it means everything that characterize not only the design but also the culture itself of Japan. It describes what is Japanese.

In Japanese mentality substence and spirit aren’t separated. In design you can see it very clearly in the final product.

In fact everything is characterized by a deep spirituality.

During the conference they’ve made a lot of examples about Japanese works. Like the Sacred Rope (Shimenawa) of the most important shintoist sanctuary of Japan. They believe that none evil force can cross the line of the rope.

Anche il tori (portale) è un elemento di demarcazione per l’entrata di un santuario. È molto facile imbattersi in uno di questi portali, tant’è che sono entrati a far parte del panorama giapponese e sono uno dei più classici esempi di architettura tradizionalista di questo paese.

Even the tori (portal) is a element of limit at the entrance of a sanctuary. It’s very easy to find one of these portals so they started to be part of the panorama. They are one of the most classic examples of traditional architecture of Japan.

Un altro esempio che ci ha molto colpito è il myoto iwa, un monumento naturale composto da due rocce legate da una corda sacra che simboleggia uno sposalizio divino. Sopra la roccia più grande, inoltre, c’è un tori.

Another example that struck us a lot was the myoto iwa, a natural monument made of two rocks connected by a sacred rope that reminds a divine marriage. On the biggest rock there is also a tori.

Nell’architettura in generale viene continuamente rimarcato il concetto dei materiali. Basti pensare al santuario di Ise, costruito in legno e ricostruito ogni 20 anni a causa del deterioramento di questo materiale.

In architecture in general the theme of the materials is reminded over and over again. You can just think about the Ise sanctuary, made of wood and rebuilt every 20 years because of the decline of the material.

Nella cultura occidentale siamo abituati a usare materiali da costruzione molto più resistenti e longevi come la roccia e il cemento.

In Giappone, al contrario, sono soliti usare materiali più transitori come il legno e perciò ogni certo numero di anni alcuni templi devono essere ricostruiti.

In questo caso, dopo un’importante celebrazione, il santuario viene demolito e ricomposto.

Una metafora molto semplice con cui spiegare questa mentalità così diversa da quella occidentale è la metafora dell’osso: così come le ossa ci sembrano molto dure e resistenti, anche queste costruzioni ci appaiono tali. In verità la struttura delle nostre ossa si ricostituisce in continuazione, ciclicamente, esattamente come ogni costruzione che, essendo fatta di materiali transitori, deve essere ricostruita.

Una cultura come quella giapponese dimostra che c’è un meccanismo basilare del rapporto mente-società.

È difficile tradurre all’Occidente i valori giapponesi perché la loro cultura è molto diversa.

Per esempio da noi copiare ha una valenza negativa, è una mancanza, una lacuna.

In Oriente, al contrario, la copia è la via per raggiungere in modo personale la propria autonomia.

La nostra è una cultura fondata sulla pietra, c’è una cultura su come conservare, proteggere e riparare tutti gli oggetti.

In Giappone invece è tutto transitorio. Può sembrare tutto naturale ma se si pensa ai bonsai e ai giardini molti elementi non sono naturali.

Bisogna però ammettere che l’utilizzo di questi materiali così transitori non ha influenzato il design e l’architettura occidentale. L’influenza, infatti, è più legata al livello formale, alla pulizia delle forme.

Solo nel periodo Meji abbiamo un’apertura all’Occidente.

Nel VI secolo i giapponesi conoscono il buddismo, i bonsai e le città vengono fatte con pianta cinese. C’è una continua apertura e chiusura all’Occidente, già prima dell’800.

Ma questo non ha impedito una continua ricerca sui nuovi materiali e sulle nuove tecnologie.

Toshiyuki Kita ha fatto una ricerca sulla carta per utilizzare le tecniche degli artigiani su prodotti più nuovi.

In the West we’re used to use construction materials that are stronger like rocks and cement.

In Japan, on the contrary, they are used to use materials that are more temporary like wood. When they have to rebuilt a sanctuary they have to do a celebration first.

A very easy metaphor  that can explain this way of thinking so different from ours is the one of the bone: bones seem very strong, like so these constructions. But, just like bones, these constructions too have to be built again and again.

A culture like the Japanese one shows that there is a basilar mechanism in the relationship between mind and society. That’s why it’s so difficult for us to understand it. It’s very hard to understand their values.

Our culture thinks about rocks and about the culture of storage, of protecting and of repairing everything. In Japan, on the contrary, everything is temporary.

We have to admit that using these temporary materials didn’t change at all our design and our architecture. The influence is just linked to the outward aspect, to the cleanliness of the shapes.

There is a continuous opening-closure to the West even before the 17th century. But this didn’t prevent a continuous research of the new materials and new technologies, like Toshiyuki Kita did with paper.

Lampada in carta Washi AOYA della designer Toshiyuki Kita

“Moderno è solo ciò che è degno di diventare antico” è ciò che Dino Gavina affermava. E sembra che i giapponesi rispecchino perfettamente questa idea.

Ci sono segni che rimangono nel tempo anche nella loro forma materica.

La cerimonia del tè in Giappone è capace di riutilizzare oggetti di epoche precedenti o di culture diverse.

“It’s modern just what is worthy to become ancient” is what Dino Gavina said. And it seems like Japanese are reflecting this idea.

There are a lot of signs that stay in time even in their material shape.

The ceremony of tea in Japan can use again ancient objects or from different culture.

Arte e artigianato si confondono negli oggetti del quotidiano in base all’ottica secondo cui se mi circondo di oggetti che mi danno un’esperienza positiva posso trasferire questa esperienza in altri ambiti.

Raku e Koetsu sono maestri di cerimonia del tè e si fanno da soli le tazze per bere il tè. Trattano la materia in modo che la materia continui a permanere nell’oggetto secondo la mentalità per cui le divinità sono pari agli uomini e tutti i materiali sono uguali agli uomini.

Art and craft are mixed up in everyday objects because they’re linked to the idea that if you are surrounded by positive objects this positive feeling can be moved to other experiences.

Raku and Koetsu are masters of ceremony of thea and they make themeselves their tea cups.

Raku Tea Cups

Koetsu Tea Cup

Ci sono cerimonie che vengono fatte prima di iniziare ad usare la materia come se volesse chiedere il permesso. C’è una sensibilità per la materia che spesso viene portata agli estremi ed è uno dei motivi di fascino che hanno gli oggetti di design.

La tradizione delle industrie giapponesi è di chiamare designer interni. L’unico caso è la Sharp negli anni 90 in cui viene chiesto a Kita di disegnare una tv che diventa amica. Diventa la prima venditrice di tv Aquos e di tv in generale perché ha un plus emozionale e non solo tecnologico.

They do some ceremonies before starting using the material like they want to ask permission first. There is a sensibility that is often brought to the extreme and this is one of the element of charm that all of the design element has.

The tradition of Japanese industries is to employ their own designers. The only case was Sharp in the 90s. They asked Kita to design a television that had to become friend. With this television called Aquos Sharp became the first seller of television in Japan.

Altri esempi sono i piatti del designer Shinichiro Ogata e la libreria Blow di Yoy.

Other examples are Schinichiro Ogata’s places and Yoy’s Blow library.

Piatti di Shinichiro Ogata

blow - yoy

Libreria Blow di Yoy

C’è una capacità innata di portare all’estremo la materialità e di far diventare il materiale un tutt’uno.

Lo si può notare anche nel food design: il packaging dei dolcetti è così particolare che è quasi un peccato mangiarli!

There is also a particular capability to bring to the extrem the materiality and to make the material a all-in-one.

You can notice it in the food design too: sweets packaging is so particular that is a pity to eat them!

Si inizia così a parlare di design emozionale, di oggetti viventi che ci fanno vivere e pensare.

La chiave di dove sta andando il design giapponese è spiegata dall’opera di Nao Tamura al Salone del
Mobile del 2014.

So this is the beginning of emotional design, of living objects that make us live and think.

The key of where is going Japanese design is in Nao Tamura’s work at Salone del Mobile of 2014.

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